RACCONTI E ROMANZI

a cura di Ugo Mazzotta

Qualche giorno fa mi è capitato di dibattere con un frequentatore del forum del sito Thrillermagazine a proposito delle differenze tra racconti e romanzi. Questa persona diceva che:
"in tali racconti non c'è spazio per le sfumature ed il tutto è concentratissimo... preferisco i romanzi a questo tipo di approccio sbrigativo e forse superficiale...";
al di là della drasticitià del giudizio oltre che dell'innegabile verità che tutti i gusti son gusti, è certo che in Italia prevale questa mentalità o comunque una discreta mancanza di interesse nei confronti della forma racconto, almeno a paragone con il mondo anglosassone.
Non riesco a spiegarmi il perché di questa situazione, e mi dispiace (la situazione, non il fatto che non me lo spieghi!). Sta di fatto che in Italia non si pubblicano molte antologie di racconti gialli e che quelle poche, nonostante siano spesso di qualità eccellente, non hanno il successo che meriterebbero; non parliamo poi di raccolte di singoli autori, forse solo quelle di Camilleri e King diventano - a buon titolo - successi editoriali.
C'è forse un equivoco di fondo, quello che la differenza tra il racconto e il romanzo sia nel numero di pagine. In realtà sono due forme diverse di narrativa, con caratteristiche proprie; non è diverso, per esempio, il rapporto tra un poema e un sonetto. A meno di non voler pensare che Dante, quando cominciò a scrivere "Tanto gentile e tanto onesta pare" non avesse in mente di tratteggiare un ritratto dell'amata ma avesse semplicemente meno voglia di lavorare di quando gli venne in testa il verso "Nel mezzo del cammin di nostra vita"!

Per semplificare al massimo, nel racconto c'è spazio per un'idea, un solo motivo centrale; e per questo dev'essere un'idea forte, qualcosa che cattura subito il lettore e non lo molla fino alla fine; nel romanzo le idee, i motivi, le storie, sono diverse; si intrecciano e hanno pesi diversi. A questa stregua alcuni racconti lunghi possono essere visti come romanzi brevi, viceversa molti romanzi brevi risultano essere lunghi racconti; penso in particolare ad alcuni romanzi di Simenon, e nemmeno i meno belli!
Non è la lunghezza che fa bello un romanzo, né la brevità a rendere poco interessante un racconto; ci sono ottimi racconti e pessimi romanzi (e naturalmente viceversa). E forse, a parità di talento letterario, può essere più difficile per un autore centrare il bersaglio con un racconto - magari quando si ha un limite di tot battute dettato da un curatore o da un caporedattore - piuttosto che quando si ha tutto il tempo di creare l'atmosfera, presentare i personaggi, suggerire gli intrecci e via narrando.

Insomma: il romanzo è un rapporto che si sviluppa tra lo scrittore e l'autore, un corteggiamento, ha i suoi alti, gli altissimi, ma ha anche i suoi momenti di riflessione e magari di stanca; è un matrimonio, o almeno una lunga relazione. Un racconto è una svel... pardon, un'intensa passione che si brucia nel giro di giorni o di ore! E, per fortuna, ci possono piacere l'uno e l'altro senza per questo finire col dover pagare gli alimenti a qualcuno.
Qualche mese fa il sito dell'Associazione Culturale Giallo and co. (visitatelo: www.gialloandco.it) propose un simpatico gioco: comporre dei microracconti gialli della lunghezza di un sms.
Questo era il mio:

"Addio per sempre, parto, non mi vedrai più" disse e salì in macchina. Lei non rispose. Appena fu scomparso, versò l'olio dei suoi freni in un tombino.

Se contate i caratteri vedrete che c'è ancora il posto per la firma!


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