INTERVISTA CON DANIELE ROUSSELIER

di Luciana Scepi

 

Dal 1 Settembre 2003 a dirigere l’illustre Istituto di Cultura francese Grenoble, nello splendido palazzo di via Crispi, c’è una deliziosa signora bionda con gli occhi azzurri e un sorriso accattivante. Non lasciatevi ingannare : dietro l’aspetto fragile, sottolineato dall’abbigliamento in perfetto stile parisienne, c’è una lady di ferro, seconda donna chiamata a gestire i rapporti culturali tra Francia e Napoli.

Ne possiede tutti i requisiti: Daniéle Rousselier è nota in Francia come autrice di romanzi impegnati tra cui “Sèpia” (Edito da Flammarion), “Le colonel Rivier est mort” e “Lia barbare” (ambedue editi da Seuil), dove affronta i temi della passione, della memoria, della solitudine e della sofferenza.

Ma madame Danièle coltiva da tempo un profondo interesse per il genere Noir, che l’ha portata a sperimentarsi con successo anche in quel campo col bel romanzo “ Decoupage “ (Edito da Baleine nella collana Ultimes).
Qui la Rousselier ha cambiato coraggiosamente le carte del genere Noir e ha scelto di scrivere, piuttosto che la violenza, la solitudine e la colpa, il risentimento di tutto ciò.
La protagonista Tania è in prigione accusata di un orrendo delitto, il matricidio, e contemporaneamente viene sottoposta a una terapia della follia a carattere schizofrenico. Ella vive delle parole degli altri, divora i giornali, ascolta giorno e notte la radio. Un giorno viene autorizzata a dipingere; ed ella dipinge bocche, gole, urla col colore della follia e del sangue, tentando cosi’ di “vuotare” la sua violenza e placare il suo dolore .

Più vicino al poliziesco tradizionale il romanzo “ Tananarive qu’aux autres “ (edito da Baleine nella collana Le poulpe), in cui la protagonista Cheryl insieme alla sua amica Mariateresa indaga sulla morte di un militante ‘anti-sida’, infiltrandosi negli ambienti medici integralisti legati all’estrema destra, che si sono giurati di sradicare l’omosessualità.

Danièle Rousselier, invitata con altri nomi prestigiosi a scrivere un articolo per un numero speciale della Quinzaine littéraire dedicato al romanzo poliziesco (Agosto 2OO3), ha scelto di parlare del ‘polar’ italiano dimostrandone un’approfondita conoscenza, anche sotto il profilo storico.
Ella ricorda gli inizi difficili del giallo italiano: “Nel 1931 il Ministero della cultura popolare fascista impose all’editore Arnoldo Mondadori una quota minima del 2O % di autori italiani nella collana “I libri gialli” creata due anni prima”.
Il poliziesco italiano é dunque nato da un’imposizione e forse ne soffre ancora le conseguenze. Non lo dice esplicitamente, ma nel percorrere le tappe dei fasti e nefasti del polar italiano il suo apprezzamento va a quegli autori che hanno osato ‘épater les bourgeois’, sfidando il potere politico o i sepolcri imbiancati di una società perbenista e intimamente corrotta.
“Scerbanenco, Macchiavelli, Fruttero e Lucentini hanno tolto la maschera a città ‘perfette’, che negli anni ‘7O trasudavano ordine e prosperità, come Milano, Bologna e Torino”.
Si intuisce in madame Rousselier il rammarico che oggi manchi in Italia un romanzo poliziesco che assurga agli onori di opera letteraria.
“Gadda, Scerbanenco, Sciascia, Fruttero e Lucentini non hanno ancora trovato eredi. E inoltre la società malata in cui viviamo ha bisogno di “sang neuf” perché il polar continui a vivere.”

Faremmo torto a Danièle Rousselier se chiudessimo qui il resoconto della lunga intervista che lei gentilmente ci ha concesso, nel corso della quale é emerso il profilo umano della nostra interlocutrice.
Venuta a Napoli a dirigere il Grenoble non per imposizione ma per scelta, Daniéle ama la nostra città al punto da sorvolare con sorridente tolleranza sui suoi lati negativi.
“Napoli è una città viva, abitata da un popolo misto sotto il profilo sociale, senza rigide barriere, ricco di creatività e di calore umano.”
Non a caso Danièle tra i percorsi di Napoli che ama di più cita i Quartieri Spagnoli.....

La ringraziamo e ci auguriamo che Napoli la trattenga a lungo, non come ospite di riguardo ma come simpatica amica della città e dei suoi abitanti.

Luciana Scepi

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