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QUANTE STORIE STRANE…
di Massimo Polidoro
Quel
9 dicembre 1980 ero appena rientrato da scuola e, come ogni
giorno, mia mamma aveva già preparato la tavola, mio
papà si era già seduto e mia sorella se ne stava
allegra a canticchiare nel suo seggiolone. Puntuale, insieme
alla pasta fumante in tavola, in TV iniziava il telegiornale.
Prima notizia: «John Lennon, l’ex leader del leggendario
complesso dei Beatles, è stato assassinato ieri notte
con cinque colpi di pistola davanti a casa sua, a New York,
da un ammiratore che gli aveva chiesto l’autografo».
Non so perché quella notizia mi colpì così
tanto. In fondo ero solo un bambino, dei Beatles avevo sentito
parlare, certo, ma conoscevo forse solo She loves you
e Help! Di notizie drammatiche, poi, al telegiornale
se ne sentivano tutti i giorni. Solo quell’anno un aereo
DC9 era misteriosamente precipitato in mare nei pressi dell’Isola
di Ustica (81 morti), alla stazione di Bologna era esplosa
una bomba (85 morti) e nel terremoto in Irpinia erano morte
più di 6000 persone.
Eppure, il ricordo di quel momento davanti al telegiornale
mi è rimasto impresso tanto quanto, qualche mese dopo,
le strazianti sequenze, in diretta televisiva da Vermicino,
dei tentativi (vani) di salvare Alfredino Rampi, un bambino
di sei anni sprofondato in un pozzo artesiano.
Forse, a colpirmi così tanto era stato vedere le migliaia
di persone radunatesi nei pressi del luogo dell’omicidio,
e poi le tantissime altre raccoltesi spontaneamente in tutto
il mondo, per cantare con le lacrime agli occhi le canzoni
di quell’uomo e piangerne la prematura scomparsa. Era
chiaro che John Lennon non era stato solo un cantante per
tutta quella gente, ma doveva avere significato qualcosa di
più importante e di più profondo. Non avevo
mai visto una dimostrazione spontanea così imponente
per la scomparsa di un personaggio famoso. Nemmeno per lo
sfortunato Papa Giovanni Paolo I, che due anni prima, dopo
solo 33 giorni di pontificato, era morto per un infarto, si
erano mobilitate le folle allo stesso modo.
Ripensare a quel giorno mi ha fatto tornare alla mente un
altro, precedente, momento personale che mi è sempre
rimasto impresso. Era estate e non c’era scuola, così
con i miei andavamo spesso la domenica fuori città.
La mamma avrebbe cullato la mia sorellina al fresco della
pineta e papà mi avrebbe preso a cavalluccio sulle
spalle per farmi vedere meglio i cavalli che sfilavano al
concorso ippico.
Mio papà era un grande ammiratore di Elvis Presley
e nell’auto c’era sempre qualche sua cassetta
che girava nel mangianastri. Durante il breve viaggio di ritorno
dalla campagna, d’un tratto, mentre Elvis cantava All
Shook Up, papà disse: «Ma guarda che ci
vuole tutta!»
«Per che cosa?» chiese mia mamma.
«Oggi ho saputo com’è morto».
«Chi, Elvis?»
«Sì. Ho letto che si è soffocato con un
panino farcito da burro di arachidi, formaggio, pancetta,
miele e chissà cos’altro!»
Mia madre scosse il capo e poi osservò: «Chissà
se è andata davvero così».
Io rimasi sbalordito all’idea di Elvis Presley, che
a giudicare dalle foto sulle cassette sembrava avere un fisico
invidiabile, che teneva tra le mani un panino gigante, pieno
delle cose più improbabili, e che se lo mangiava fino
a soffocarsi. Quell’immagine, di Elvis ucciso da un
panino immenso, mi rimase scolpita nella memoria. Solo anni
dopo, come mia mamma, cominciai anch’io a sospettare
che forse non era andata veramente così.
Ma di strane storie sulle morti dei “divi”, o
comunque di personaggi famosi, ne avrei sentite ancora tante
crescendo. Era vero, per esempio, che Bruce Lee, il re delle
arti marziali, era stato ucciso da un colpo segreto di kung
fu infertogli da un sicario della mafia cinese? E Marilyn
Monroe era stata davvero avvelenata perché aveva una
storia con John F. Kennedy che, se fosse divenuta pubblica,
avrebbe potuto rovinare la carriera del Presidente americano?
E possibile che Luigi Tenco si fosse veramente sparato perché
non aveva saputo accettare la squalifica della propria canzone
a Sanremo? E Pier Paolo Pasolini era morto per una violenta
discussione tra omosessuali o era caduto vittima di un agguato
ordito da chi voleva dargli una lezione? E Kurt Cobain, il
leader dei Nirvana, si era sparato o qualcuno aveva voluto
inscenare il suicidio per toglierlo di mezzo? E com’è
possibile che qualcuno dica oggi di conoscere e frequentare
Jim Morrison se il leader dei Doors è morto nel 1971?
E l’assassino di Lennon era solo un pazzo o era stato
“programmato” per uccidere un personaggio che,
con le sue prese di posizione politiche, faceva paura a diverse
persone? E, sempre a proposito di Beatles, cosa c’era
di vero nella voce secondo la quale Paul McCartney sarebbe
in realtà morto nel 1966 e sostituito, in gran segreto,
con un sosia? Ma, soprattutto, Elvis Presley era poi morto
per davvero o aveva solo fatto finta, allo scopo di ritirarsi
poi sotto falso nome e potere finalmente vivere tranquillo
senza gli assilli della celebrità?
Quante di queste voci erano vere e quante erano solo leggende?
L’esperienza raccolta in tanti anni indagando su misteri
ed enigmi del passato, così come su crimini e delitti
celebri, nel corso degli anni mi ha dimostrato come certe
storie, per quanto ripetute, stratificate nella coscienza
collettiva e ritenute vere, a un esame non superficiale si
rivelavano quasi sempre infondate.
Così, mi sono chiesto che cosa sarebbe successo se
avessi applicato gli stessi strumenti di ricerca storico-scientifica
anche alle strane morti dei divi.
Innanzitutto, dovevo limitare la mia indagine a quei casi
che effettivamente presentavano degli aspetti ancora controversi.
Di celebrità morte giovani per motivi futili, oppure
in seguito a malattie o a incidenti imprevedibili, ce ne sono
state tante: James Dean si schiantò con la sua Porche
(nel 1955), Buddy Holly morì in un incidente aereo
dove persero la vita anche due altri musicisti, Ritchie Valens
e J. P. Richardson detto “The Big Bopper” (1958),
Lenny Bruce morì per un’overdose di morfina (1966),
Brian Jones dei Rolling Stones affogò nella sua piscina
forse perché ubriaco (1969), Jimi Hendrix mescolò
alcol e sonniferi (1970), Janis Joplin eroina e alcol (1970),
Keith Moon degli Who morì nel sonno per un’overdose
di farmaci (1978), Alighiero Noschese si sparò un colpo
di pistola nella clinica dove era ricoverato per depressione
(1979), Ian Curtis dei Joy Division si impiccò nella
cucina di casa sua (1980), Natalie Wood cadde di notte dal
suo yacht, forse perché intontita dall’alcol,
e affogò (1981), Rino Gaetano morì in un incidente
d’auto (1981), John Belushi morì per un’iniezione
letale di eroina e cocaina (1982), Grace Kelly ebbe un ictus
mentre era alla guida della sua auto (1982), Andy Kaufman
morì per una rara forma di cancro ai polmoni (1984),
Freddy Mercury fu colpito dall’AIDS (1991), Brandon
Lee, figlio di Bruce, morì in seguito a un incidente
sul set di un film (1993), Moana Pozzi se ne andò per
un tumore al fegato (1994), Mia Martini scomparve per una
crisi cardiaca dovuta a farmaci antidepressivi (1995), Michael
Hutchence si strangolò forse durante una pratica di
autoerotismo (1997), Gianni Versace fu ucciso da un serial
killer all’ingresso di casa sua (1997), Lady Diana perì
in un incidente d’auto con il suo amante Dodi Al-Fayed
(1997), Lucio Battisti morì per una malattia ai reni
(1998)…
In tutte queste vicende ci sarebbe da discutere a lungo, non
tutto è chiaro e limpido come si vorrebbe e per più
di una di queste persone si è detto che la morte non
sarebbe stata affatto accidentale o inevitabile. Si è
a lungo dibattuto, per esempio, se Brian Jones sia davvero
affogato per un incidente o non sia stato piuttosto ucciso
da un malvivente. Ci si è chiesti se il suicidio dell’imitatore
Alighiero Noschese non fosse per caso legato al fatto che
era iscritto alla Loggia P2. Si discute su chi fosse veramente
alla guida dell’auto quando Grace Kelly morì,
se lei oppure la figlia Stephanie. Ci si domanda se quello
dell’attore Brandon Lee sia stato davvero solo un incidente
o se qualcuno non abbia magari voluto fargli fare la fine
del padre. Si ipotizzano complotti per spiegare la morte della
principessa Diana e si vocifera che tanto il comico Andy Kaufman
quanto la pornostar Moana Pozzi non sarebbero veramente morti
ma, come Elvis e Jim Morrison, avrebbero simulato la propria
scomparsa per riuscire a vivere in pace e magari tornare a
sorpresa vent’anni più tardi.
Insomma, ci sarebbe di che riempire un’enciclopedia
con le vicende e le dicerie relative alla morte di queste
e di tante altre celebrità. Non mi potevo occupare
di tutti. Dunque, ho limitato le ricerche e le indagini solo
a otto personaggi le cui morti, avvenute nel corso degli ultimi
44 anni, presentano, ancora oggi, aspetti poco chiari: Marilyn
Monroe (1962), Luigi Tenco (1967), Jim Morrison (1971), Bruce
Lee (1973), Pier Paolo Pasolini (1975), Elvis Presley (1977),
John Lennon (1980) e Kurt Cobain (1994). Solo otto (più
una piccola sorpresa alla fine del libro) perché volevo
dedicare a ciascuno uno spazio adeguato per raccontarne la
storia.
Non intendevo infatti limitarmi ad affrontare unicamente gli
aspetti legali o di Polizia scientifica relativi ai loro decessi.
Una scelta di questo tipo sarebbe stata forse interessante
per uno studente di medicina forense o per un appassionato
di scene del crimine, ma temevo sarebbe risultata troppo impegnativa
per il lettore comune.
Di conseguenza, decisi che avrei raccontato queste vicende
partendo ogni volta dalle circostanze della loro morte per
ricostruire, a ritroso, tutta la loro vita, fino ad arrivare
al momento fatale. Ritenevo fosse importante conoscere meglio
ciascuna di queste persone, capire chi erano e che cos’erano
diventate al momento della loro morte. Non mi sarei infatti
stupito se, imparando a conoscere l’evoluzione della
vita di ogni personaggio, sarebbe stato possibile alla fine
capire meglio e, forse in qualche caso, dare un senso anche
alla loro morte.
Tratto da: Elvis è vivo! Indagine sulle “strane”
morti dei divi, di Massimo Polidoro. Edizioni Piemme,
pp. 431, € 17,90.
Massimo
Polidoro, giornalista professionista, scrittore e docente
di Metodo scientifico e psicologia dell’insolito all’Università
di Milano-Bicocca. E’ segretario nazionale del CICAP
(Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul
Paranormale) e dirige le riviste Scienza & Paranormale
e Magia. Ha pubblicato 24 libri e conduce il programma "Legend
Detectives" su Discovery Channel. Il suo sito è:
www.massimopolidoro.com.
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