GAETA, 20-06-2003 – UNA SERATA PARTICOLARE

di Seba Pezzani

 

Lo sguardo di Jeffery Deaver è più sinistro delle sue storie ma, quando il tecnico del suono sale sul palco consegnando alle sue mani ignare la chitarra che ancora non sa di dover suonare, un’espressione di terrore gli si dipinge in viso.

“Nooo, vi prego, nooo…” sembra dire accompagnando la sorpresa con un gesto della mano. Come se bastasse farsi schermo con un braccio per vanificare una trama degna delle migliori storie thrilling, una trama che ha preso corpo nelle settimane precedenti l’incontro di stasera. Il grande giallista americano Jeffery Deaver duetta col suo epigono italiano, quel Giorgio Faletti che – parole sue – un anno fa si sarebbe preso una settimana di vacanza solo per ridere, se qualcuno gli avesse pronosticato che oggi si sarebbe trovato a dividere il palco col suo idolo, il suo maestro dichiarato.

Eppure a Gaeta, in occasione della rassegna “Libri Sulla Cresta dell’Onda”, giunta alla decima edizione, una folle intuizione si fa realtà. I fratelli Enza e Riccardo, due librai d.o.c., di quelli di cui si sente sempre più la mancanza nei nostri giorni di megastore e acquisti on-line, mettono nell’organizzazione di questi incontri letterari lo stesso cuore e la stessa creatività di cui un autore si serve per scrivere una buona storia. Quando vengono a sapere che Jeffery Deaver sarà in Italia per la presentazione del nuovo libro, “L’uomo Scomparso” (Sonzogno), e che probabilmente incontrerà l’amico Giorgio Faletti, fanno carte false per non farsi sfuggire l’occasione.

L’allestimento è degno di un festival internazionale, con tanto di palco stile evento rock su cui campeggiano sculture lignee coloratissime a stemperare l’austerità che spesso le presentazioni di opere di narrativa lamentano. Riccardo più che un intervistatore è un vero e proprio presentatore, un navigato anchorman o forse un DJ dei libri. La cornice dello Yachting Club di Gaeta, con tanto di castello illuminato sullo sfondo, è perfetta. Seicento persone per un incontro letterario in bassa stagione non sono roba di poco conto. A fare da simbolico e fisico trait d’union fra i due simpatici scrittori è il sottoscritto.

Ho conosciuto Jeffery Deaver al Noir in Festival di Courmayeur di 5 anni fa. Ne è nata un’amicizia che solo col tempo si è trasformata in un rapporto professionale. Come per tutte le cose che succedono per un gioco del caso, il sodalizio cresce. La stessa cosa vale per Giorgio di cui io e Jeff abbiamo fatto la conoscenza un anno fa seduti intorno a un tavolo in una serata milanese incandescente. Giorgio, “l’ex comico di successo”, come era solito presentarsi prima di potersi definire “un giallista di successo”, era venuto a porgere i suoi omaggi al maestro. Perché proprio a tavola? Forse perché entrambi hanno una passione viscerale per la bella vita e il buon cibo, nonché il buon vino. Così, tra una chiacchiera sui problemi del mondo e uno scambio di pareri tecnici su ricette più o meno esotiche, Jeff e Giorgio si sono salutati con la promessa di mantenersi in contatto.

Da quando “Io uccido” è diventato il caso letterario dell’anno nel nostro paese, l’incontro storico ha iniziato a materializzarsi. Non mancano dunque domande relative alla comune passione per la cucina. C’è complicità tra i due amici e il pubblico se ne accorge. Jeffery, forse inizialmente intimidito dalla verve comica naturale di Giorgio, impiega poco a trovarsi a suo agio e a controbattere colpo su colpo. Uno spasso. Non mancano gli scambi di belle parole: Giorgio che dice di sentirsi onorato di essere messo a confronto con quello che secondo lui è l’indiscusso maestro del thriller e Jeff che dichiara di non essere stato assolutamente colto alla sorpresa dal successo incredibile del libro di Giorgio visto che, a suo dire, raccontare e intrattenere sono quasi sinonimi e che dunque chiunque abbia un talento per l’intrattenimento può cimentarsi con ottimi risultati nella scrittura.

D’altra parte Deaver prima di essere uno scrittore titolato ha calcato i palcoscenici dei Folk Club in America nelle vesti di Folk singer. Dobbiamo dire – e conoscendolo sono convinto che non se ne avrà a male – che la scelta di utilizzare il romanzo e non più la canzone come veicolo espressivo abbia reso un notevole servizio se non all’umanità quanto meno alle nostre orecchie. Grande scrittore, un po’ meno bravo come cantante! Ecco spiegato lo sguardo pieno di paura quando si è visto consegnare la chitarra. Da parte sua, Giorgio Faletti l’ha presa inizialmente meglio, visto che anche nel suo passato la musica ha giocato un ruolo non indifferente. Ricordate il suo premio della critica al festival di San Remo? Anche nel suo caso si potrebbe dire che la storia ha dato ragione più allo scrittore che al musicista. Certo entrambi sono personalità sfaccettate e versatili.

Ma veniamo al momento “clou”, cioè proprio l’esibizione musicale. Va premesso che il sottoscritto è, prima ancora che interprete e traduttore, musicista. La scelta non poteva che cadere su un classico americano che tutti conoscessero e che contenesse un numero ridottissimo di accordi: “Knockin’ on heaven’s door” di Bob Dylan fa al caso nostro. Bob Dylan è il sommo menestrello del rock, l’autore che forse più di ogni altro ha influenzato la crescita artistica e non solo letteraria di Jeffery Deaver, il sommo poeta del ‘900 come qualcuno lo ha definito. Le note dell’inno crepuscolare di Dylan potrebbero suonare un po’ inquietanti, forse perché Jeffery si limita a improvvisare improbabili melodie con la chitarra acustica e solo di rado si avventura in un coro. Giorgio prende invece l’iniziativa, accompagnandosi alla chitarra e cantando con tutto il fiato che una giornata caldissima e un viaggio piuttosto travagliato da Roma a Gaeta gli hanno lasciato. Io faccio da sparring partner e il pubblico è quasi in estasi.

Due mostri sacri che accettano di buon grado di cimentarsi non è roba da tutti i giorni. Al termine del pezzo, dopo le scuse di rito – soprattutto a Dylan! – l’intervista incrociata prosegue ma ormai, qualunque cosa i due autori dicano, non conta più. Il cuore della gente è stato toccato. I libri di Jeff e Giorgio potrebbero essere oscuri trattati di osteopatia o insensati libercoli usa e getta. Non farebbe differenza: la bancarella viene presa d’assalto. I presenti “comprano” gli autori, non i libri! La processione per la dedica autografata è interminabile. I sorrisi si sprecano. Tutta ipocrisia patinata da servizio fotografico? Niente affatto. Per una volta, è con piacere che il cronista, a nome delle centinaia di lettori presenti all’incontro, può testimoniare la grande umanità dei due scrittori e la loro attenzione nei confronti del pubblico.

“È per voi lettori, per nessun altro, che faccio questo lavoro!” Parola di Jeffery Deaver. E se lo dice lui…, basta chiedere conferma a Giorgio Faletti. “La gente è stanca di fighetti in giacca e cravatta che ostentano titoli accademici e erudizione da quiz televisivo…” Chissà che il Negromante de “L’uomo scomparso” e il serial killer protagonista di “Io uccido” non decidano di darsi appuntamento in cucina e di prepararci un manicaretto ancor più gustoso. Ci si risente all’arrivo del dessert…


Seba Pezzani è scrittore, traduttore, interprete, musicista

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