La Rabbia: genesi di un film autoriale e autarchico.
AS CHIANESE INTERVISTA LOUIS NERO!!!

in esclusiva per NapoliNoir


Il critico e sceneggiatore As Chianese, collaboratore storico di testate come “Nocturno Cinema”, intervista Louis Nero, regista della pellicola indipendente contro le lobby cinematografiche, al cinema dal 29 Febbraio.
      In quest’intervista, rilasciata in esclusiva per Napolinoir, ripercorriamo attraverso la testimonianza del suo autore il percorso realizzativo di questo film impegnato, affascinante e dai tratti noir, con un cast eccezionale, tra attori d’alto lignaggio e premi Oscar. 

Lunedì 3 Marzo, al cinema e teatro La Perla (Via Nuova Agnano 35, telefono 081 5701712), il regista torinese Louis Nero, incontrerà il pubblico agli spettacoli delle 20.30 e delle 22.30. 

Finita la “trilogia sulla tecnica”, sperimentando le più seducenti e ardite varianti della settima arte: prima col Golem narrato da Moni Ovadia, poi col notturno e ambizioso Pianosequenza ed, infine, col kafkiano Hans, ti riproponi nelle sale con La Rabbia, questa sorta di “sfida impossibile” nei confronti del cinema commerciale. Cosa ti ha spinto a realizzare questo film molto coraggioso e intimista, sicuramente autoriale?

   La Rabbia inaugura un nuovo capitolo del mio lavoro, dopo “tanti anni” di Cinema, mi sono così affezionato a questo mondo che ho deciso di volerne parlare in modo diretto e personale. In questo film, in particolare, ho voluto analizzare le difficoltà nel portare avanti per un giovane creativo delle idee originali, lontane dalla mediocrità del mercato. Il mio protagonista è una persona che fa cinema perché lo considera un’opera d’arte e non lo fa per arricchirsi (come fanno il 95% dei registi), infatti, egli rapina le banche per investire nella sua idea, quindi – paradossalmente – invece di voler arricchirsi rischia del suo nelle sue idee. Il film è una guida per i giovani.

   Parlami dei tuoi rapporti con i tanti volti noti che popolano La Rabbia, in primis – magari – della magnifica Mrs. Dunaway. Come hai avvicinato e sedotto, col tuo script, Leroy, Foà, Castel e Albertazzi… Come ti sei proposto a Luis Bacalov per fargli scrivere il main theme del film?

   Quando abbiamo iniziato a scrivere La Rabbia, durante la costruzione dei personaggi, fantasticavamo sul fatto che alcuni attori sarebbero stati perfetti per certi ruoli. Continuando con la solita incoscienza, prima di fare il cast per semplice sfida o curiosità, ho provato a proporre la parte agli attori a cui avevamo pensato spontaneamente. Ero già cosciente di perdere tempo inutilmente. Infatti, il giorno che ho iniziato a ricevere le telefonate dagli agenti dei singoli attori, credevo fosse uno scherzo di qualche spiritoso. La cosa più assurda è che gli attori avevano accettato senza neanche discutere sul loro cachet, erano entusiasti del progetto.

Finalmente iniziano le riprese, il primo grande attore con il quale inizio a girare è Franco Nero, con il quale avevo già collaborato per il mio precedente film Hans. Il rapporto con Franco è stato molto stimolante, infatti è entrato immediatamente nello spirito del film, e ci ha regalato alcune tra le scene più significative. Voleva sperimentare qualcosa di nuovo, si è fatto "piccolo", poiché ha interpretato una parte da "straccione, da derelitto". Lo ha fatto con un'intensità straordinaria, che spero verrà riconosciuta. Si è fatto entusiasmare, credo, dal nostro stesso entusiasmo e, perché no, anche dalla "rabbia" verso un sistema di cose che attraverso il film, volevamo denunciare. Non nego che mi abbia aiutato a contattare Faye Dunaway che, dopo aver letto il copione, ci ha dato la sua disponibilità senza farsi pregare. Ma se devo essere sincero, non ho creduto fino in fondo alla sua partecipazione se non quando l'ho vista scendere dall'aereo. Un'apparizione a Caselle! Quasi una scena surreale delle mie. Forse è stato quello il momento in cui ho preso coscienza che alla nostra determinazione seguivano dei risultati concreti, dopo aver realizzato che un premio Oscar avrebbe sul serio partecipato al mio piccolissimo film. Personaggi come Philippe Leroy, Lou Castel, e Corin Redgrave sono dei veri e propri gentleman, ironici e veramente molto simpatici. Sono tutti e tre veramente dinamici, ad esempio Philippe Leroy ci ha parlato a lungo dei suoi lanci con il paracadute ed è stato estremamente disponibile per le riprese (la convocazione sul set era sempre alle 4 del mattino). Di Lou Castel basta dire che, dopo le riprese, è venuto con noi a festeggiare ai Murazzi fino alle 7 del mattino, non ha assolutamente perso la sua anima rivoluzionaria. Corin è stato un regalo inaspettato, infatti appena Franco Nero gli parlò di un giovane, pazzo, regista italiano intento a girare un film molto particolare, volle assolutamente dare il suo contributo partecipando gratuitamente al film, quindi ci siamo messi subito in azione scrivendogli una parte ad Hoc. 
  
Un altro momento indimenticabile è stato il rapporto con Tinto Brass, è stato difficile convincerlo a partecipare ad un film in qualità d'attore e soprattutto ad un film che non concedeva molto spazio alle metafore sessuali. Infatti abbiamo discusso molto sul suo ruolo ed alla fine ha deciso di partecipare, perché anche lui sentiva il bisogno di mettere in discussione il sistema cinematografico in cui viviamo.
Quando ho proposto il ruolo del produttore a Giorgio Albertazzi, mi ha risposto che avrebbe fatto assolutamente questo cameo, anche se era impegnatissimo avrebbe trovato il tempo di fare questo film, poiché mi ha raccontato che qualche anno fa gli era successa una situazione identica con un produttore romano, che lo aveva trattato nello stesso modo in cui il suo personaggio ha trattato il regista del film.

Girare con Corso Salani e Giampiero Lisarelli è stato come dirigere due amici da lunga data, infatti sono stati estremamente disponibili a mettere in gioco lo stesso concetto tradizionale di recitazione ed a farsi trasportare dall'atmosfera del film, che sembra avvolta in una folta coltre di nebbia. Ho conosciuto Barbara Enrichi l'anno scorso a Cannes e, da subito, ho trovato in lei moltissima umiltà e le ho parlato del mio film, alla fine mi ha "estorto" con la sua gentilezza, la promessa che avrei assolutamente pensato ad un ruolo per lei, poiché voleva dare il suo contributo alla nostra denuncia, nella quale lei crede fermamente. Sono amico e stimo moltissimo Gregorio Napoli ormai da alcuni anni, è sono stato felicissimo quando ha accettato di partecipare. Gregorio con il suo accento è perfetto per interpretare il ruolo del distributore.

Il rapporto con Hal Yamanouchy è stato immediatamente empatico: dopo aver letto due righe del soggetto, mi ha chiamato e l'ho raggiunto subito in albergo, stava girando a Torino. Il suo modo di fare mi ha subito conquistato, era perfetto per il mio personaggio, che doveva sembrare una visione arrivata direttamente dall'antico Giappone. E' stato lui a presentarmi Jun Ichikawa, dopo aver letto il copione gli ho chiesto se sapeva come rintracciare la protagonista di Cantando dietro i Paraventi di Ermanno Olmi, ed il caso volle che era stata una sua allieva all'epoca della formazione teatrale. E quindi in barca è salita anche Jun.
   Però voglio pensare anche a tutti coloro che hanno lavorato al film, dai collaboratori più stretti, ai tecnici, agli studenti del Dams e dello IED, in particolare al co-protagonista Nico Rogner, attore emergente in Italia che ho voluto far conoscere, e che mi auguro sarà apprezzato.
Per adesso il mio piccolo viaggio è finito, spero di rincontrare tutti all'uscita del film. Per informazioni più dettagliate del dietro le quinte, rimando al diario de La Rabbia, scritto da Anna D'Agostino, con immagini ed interviste inedite a tutti i protagonisti, che uscirà in primavera con il DVD.
  
Con Luis Bacalov il tutto è stato molto naturale, gli ho spedito il film e dopo qualche giorno mi ha invitato nel suo studio di Roma ed mi ha suonato dal vivo il pezzo che voleva scrivere per il film. Il suo tema è un omaggio al grande Nino Rota, anche perché mi ha detto che il film gli ricordava molto il grande Federico Fellini e, quindi, gli sembrava giusto anche musicalmente omaggiare l’autore delle musiche di gran parte dei film del Maestro.

   Da Hans in poi, invece, il tuo rapporto artistico con Franco Nero si va consolidando sempre più e, addirittura, in La Rabbia questi ricopre il ruolo di produttore esecutivo. Come hai conosciuto questo attore? Quali sono state le tue impressioni nel dirigerlo in questo ruolo da artista avvilito e stanco, alcolista per uccidere i suoi dèmoni interiori?

   Credo che con Franco ormai abbiamo stabilito un feeling molto importante. Franco mi è stato presentato da un grande regista indipendente mio caro amico e mentore, Silvano Agosti, dopo questa presentazione non abbiamo mai smesso di collaborare, prima in Hans e poi in progetti di Franco, fino ad arrivare a La Rabbia. Quando ho dato da leggere il copione de La Rabbia a Franco, lui mi ha subito telefonato per dirmi che gli sarebbe piaciuto entrare in produzione nel film, perché il copione era molto interessante e perché lui condivideva gran parte delle esperienze narrate nel film. Non nascondo la soddisfazione e l’emozione di avere in produzione e come protagonista uno dei personaggi più importanti del cinema mondiale. Dell’opera di Franco come attore preferisco sicuramente la sua collaborazione con i grandi registi-autoriali come: Bunuel, Fassbinder, ecc... Comunque il mio apprezzamento per Franco va oltre al lato artistico, ma soprattutto lo rispetto come essere umano che si mette in gioco per aiutare i giovani.

   Fughiamo ogni dubbio, per chi ci legge, non incorre nessuna parentela tra te e Franco…

   No, nessuna parentela. Solo affinità artistica e stima reciproca.

   Come mai un film come il tuo ultimo, con attori famosi e due premi Oscar, non ha avuto nessuna sovvenzione dallo stato?

   Il mondo del cinema è strettamente legato alla “cricca romana”: se non sei romano e non sei legato alla “cricca” diventa molto difficile essere apprezzato per il tuo lavoro. A prescindere da questo, comunque c’è un appiattimento totale nell’aiutare i giovani che vogliono fare film d’arte, tutti vogliono fare commediole per far soldi….

La Rabbia è un film autobiografico? Nico Rogner, anche fisicamente, ti somiglia abbastanza… Questo film è, per te, il “tuo 8 ½” o il “tuo Effetto Notte”? L’impossibilità di fare cinema, per i giovani senza cognomi eccellenti, è oggi sintomo di un malcostume generalizzato o – come teorizza Gabriele Muccino –  solo (banalmente) una questione di talento e volontà?

   Il film sicuramente è in parte autobiografico, gli incontri che il protagonista ha con i vari produttori sono stati improntati su situazioni che mi sono successe veramente, in parte sono simili anche a situazione successe agli stessi attori del film, prima che diventassero illustri (Albertazzi mi ha raccontato che la situazione che ho descritto nel film, a lui era capitata in modo quasi simile). Invece ti dirò che se anche il sistema fagocita tutto, se uno insiste e si impegna, piano piano riesce ad emergere portando avanti le sue idee e contribuendo a nobilitare il cinema stesso, come espressione artistica e non come prodotto di consumo.
   Come avrai capito dalle altre risposte, il mio riferimento è sicuramente 8 ½ soprattutto perché quel film tratta non solo l’ambiente del cinema ma anche le dinamiche del suo linguaggio profondo.
Eviterei di parlare di Muccino, perché credo che sia uno di quei registi che abbia contribuito a sminuire il cinema da opera d’arte a mero prodotto di consumo.

   Il tuo cinema tende sempre alla videoarte, in La Rabbia c’è anche, però, una forte componente pittorica: Dalì e Magritte, un quadro di Rembrandt i cui personaggi prendono vita. La Rabbia tende anche al noir, la tua Torino è fatta di ombre e chiaroscuri, potrebbe rientrare tra i noir-esistenziali?

   Dal punto di vista fotografico mi sono ispirato sia a Rembrand che Magritte, non soltanto nell’uso delle luci ma anche nel taglio fotografico e nell’uso della scenografia. Il mio è un film di ambientazione, quindi la notte è una fonte d’ispirazione fondamentale, in più Torino di notte è il massimo, perché si respira un’aria di magia e di fantastico molto forte.

   “Oggi, chi vuol far cinema, ha il dovere di scuotere le coscienze”. E’ una frase del mentore (Franco Nero) del tuo protagonista, credi che questo film scuoterà parecchie coscienze? Se un ragazzo, che ha da poco finito il liceo ti chiedesse, fantasticando, come si diventa registi in Italia cosa gli risponderesti?

   Anche se il percorso è molto duro e faticoso io consiglio di non seguire la strada romana e tradizionale dei produttori, perché in molti casi si dimostra infruttuosa e di colpo ti trovi a 50 anni a dover fare ancora il tuo primo film. Quindi, consiglio di portare avanti le proprie idee da solo (poi se valgono qualcuno ti aiuterà) convincendo un gruppo di amici o di professionisti ad entrare in coproduzione, apportando il loro aiuto, in modo da realizzare un film libero…..

Ho saputo di un’anteprima a Los Angeles, come è stato accolto oltreoceano La Rabbia? Che percezione, reale, hanno i critici e i cinefili in America del nostro attuale cinema? Cosa ci riserverai dopo questo film? Sarà l’apertura di una nuova trilogia sul “mestiere” del cineasta? Ci saranno finanziatori internazionali? 

   La prima volta che sono “sbarcato” in America, come ho sempre desiderato, è stato in occasione della presentazione di un mio film. A volte accade che qualche sogno si realizzi…Ti racconto che è stata molto forte l’emozione di vedere proiettato La Rabbia nel tempio del cinema mondiale, nel Mann Chinese Theatre dove si sono alternati, dall’inizio del secolo scorso, le presentazioni di tutti i più grandi maestri del cinema, da Buster Keaton ad Orson Welles.
Inoltre il parterre era straordinario, mentre sul palco con me a presentare il film c’erano Franco Nero e Faye Dunaway. Non sono ancora completamente sicuro se sia accaduto veramente, di vedere tante star in sala, forse tra qualche giorno quando mi sarò ripreso dal viaggio mi renderò conto che non c’è stato niente di reale.
   L’accoglienza del pubblico, per la maggior parte composto da addetti ai lavori, è stata molto calda, tutti erano stupiti del fatto che in Italia si facesse anche un tipo di cinema che hanno definito “così particolare ed autoriale”, infatti erano abituati a considerare il nostro cinema quello del dopoguerra. È stata una doppia sorpresa, sia da parte mia che da parte loro, vedere un interesse verso qualcosa di molto particolare, credo che in futuro le produzioni indipendenti dovrebbero affacciarsi di più oltreoceano, in modo da far vedere che il nostro cinema è vivo e una nuova generazione sta sperimentando altre strade.
   Alla fine della proiezione sono stato avvicinato da un gruppo di giovani italiani, che mi hanno fatto i complimenti per la descrizione del mondo del cinema, raccontandomi la loro decisione di andare a vivere a Los Angeles proprio per scappare dall’ottusità dei produttori italiani.
   Il giorno dopo la proiezione, Franco Nero mi ha portato a pranzo da un mito vivente, che ha visto il film è mi voleva conoscere, la sorpresa è stata fantastica, mi sono trovato da Torino a Los Angeles a pranzare con il grande Paul Mazursky che ha colto l’omaggio al suo caro amico Fellini ne La Rabbia.
   Dopo varie presentazioni ed interviste, non vedevo l’ora di ritornare in Italia per presentare La Rabbia, infatti spero di ricevere “dal mio pubblico” la stessa accoglienza ricevuta a Los Angeles, ma sono certo che qui, soprattutto i giovani, capiranno bene la storia del mio film ed in particolare apprezzeranno il tema dell’intreccio, che narra del faticoso percorso che un giovane, che si affaccia al mondo del cinema, deve compiere.

Ed infine:

   Lunedì 3 Marzo sarai al cinema La Perla agli spettacoli delle 20.30 e delle 22.30, insieme a membri del cast e collaboratori, cosa ti aspetti dal pubblico e dai cinefili napoletani? Come è il tuo rapporto con questa città dove presentasti, tempo fa, Hans al cinema Delle Palme?

   Il mio rapporto con Napoli è di lunga data, ancora prima di Hans, infatti, ho presentato l’uscita del DVD di Golem, dove ho visto un forte fermento giovanile per le situazioni culturali. Credo che, culturalmente, Napoli sia molto più avanti della tanto famosa Roma, infatti da voi il fermento si percepisce nell’aria e nelle persone.


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