LA SIGNORA DEL GIALLO
Intervista a Franca Leosini
a cura di Luciana Scepi



Desideravo da tempo intervistare per il nostro sito Franca Leosini, napoletana DOC e Signora indiscussa del noir televisivo.
Ma si può fare un'intervista basandosi solo su tre telefonate?
Con Franca Leosini si può.
Ho infatti conservato nella memoria, con l'aiuto di qualche appunto preso al volo, quanto lei mi ha detto nelle nostre lunghe telefonate. È bastato per fare un ritratto della giornalista meno formale e forse, proprio per questo, più interessante.
A dispetto del suo Curriculum ufficiale , da far tremare le vene e i polsi a molti affermati giornalisti, Franca è una persona disponibile e gentile, che, come lei stessa ha confidato, si ferma a parlare con la farmacista di viale Mazzini e con la gente di strada, senza la 'spocchia' di molti personaggi che non discendono mai dal loro angusto e immaginario Olimpo.

"A proposito delle Storie Maledette", le ho chiesto, "Mi ha colpito il modo in cui hai condotto i colloqui con Maria Luigia Redoli e Gigliola Guerinoni (divenute impietosamente famose come La Circe della Versilia,la prima, e La Mantide di Cairo Montenotte, la seconda). In tutti e due i casi non mi sei apparsa un imparziale giudice super partes, ma un essere umano che si avvicina ad un altro essere umano per capire i percorsi, sia pure deviati, che hanno portato ad un gesto estremo. Tuttavia mi è rimasto il dubbio che la tua umanità nascondesse la convinzione che le due condanne, soprattutto l'ergastolo alla Redoli, non avessero sufficienti motivazioni."

"Sono vere ambedue le cose", ha risposto Franca, "Per la Redoli c'era una testimonianza dubbia. Qualcuno l'aveva vista presso la casa di Iacopi, il marito ucciso con 17 coltellate, insieme al giovane amante e ai due figli nell'ora del delitto, un orario incompatibile con i movimenti della donna. Per la Guerinoni, condannata in I istanza a 25 anni e sei mesi, confermati in Appello e Cassazione, per l'omicidio del farmacista Cesare Brin, la verità processuale emerse da testimonianze discordanti della stessa donna, di Ettore Geri, suo amante e socio, e della figlia.
Ma dietro ogni caso, dietro ogni gesto estremo, c'è un retroterra di incomprensioni familiari, di frustrazioni terribili, di nodi mai risolti. Quella che chiami umanità è il desiderio di capire questo retroterra, non per giustificare il gesto, ma per dargli almeno un senso.
Poi c'è la passione per il mestiere.
Io non ho uno staff, come altri colleghi, che faccia per me le ricerche e procuri i materiali per la trasmissione. Io faccio tutto da sola. Studio gli atti del processo, chiedo le autorizzazioni; conduco colloqui preliminari con i personaggi prescelti, stabilendo fin dall'inizio che essi non sapranno le domande che porrò loro nel corso della trasmissione. Il pubblico non conosce questo lungo e spesso faticoso lavoro di preparazione che c'è dietro ogni puntata."

"Però ne apprezza l'autenticità, che è il frutto di quel lavoro".

"Sì, questo è vero."

"Quali sono state le esperienze più significative nella tua lunga carriera?"

"L'incontro con Leonardo Sciascia. Già fu un miracolo che accettasse, da quell'uomo schivo che era, di farsi intervistare e per di più da una giovane giornalista. Prevedevo che mi concedesse mezz'ora o poco più del suo tempo... L'intervista durò tre giorni, in cui Leonardo Sciascia non solo conversò con me degli argomenti che gli stavano più a cuore, ma mi fece conoscere in profondità la sua Sicilia. È stata l'esperienza più preziosa della mia carriera: sul piano pratico mi guadagnò l'ingresso nella Redazione dell'Espresso; sul piano umano mi dette il privilegio dell'amicizia di Sciascia, con cui restai a lungo in corrispondenza."

"Altri incontri significativi?"


"Su un versante completamente diverso, l'incontro con Elia Del Grande, protagonista di una delle Storie Maledette.
Figlio di un imprenditore del Bergamasco, fu mandato dal padre a dirigere un locale che aveva aperto nei Caraibi (e che somigliava molto a un bordello). Qui il giovane aveva conosciuto una ragazza del posto molto attraente, con la quale aveva iniziato una storia. La famiglia, attaccatissima alla 'roba', non gradì la relazione e costrinse Elia a tornare in Italia. La vicenda si concluse tragicamente, perché Elia Del Grande uccise il padre, la madre e la sorella. Fu reo-confesso".
"Questo basta per dargli l'etichetta di mostro!"
"Infatti. Ma io ho conosciuto un ragazzo dolcissimo e sensibile. Dopo il nostro colloquio di sei o sette anni fa non ha mai smesso di scrivermi lettere bellissime. A Natale mi ha fatto arrivare l'abbonamento a Bella Italia di Mondadori".

"Una persona diversa?"

"No. La persona che poteva essere, se fosse vissuto in un ambiente diverso e soprattutto in una famiglia diversa dalla sua, per cui contavano solo il lavoro e il denaro, ma incapace di dargli ciò di cui Elia aveva bisogno: l'affetto."

Mentre Franca Leosini parlava, io rivedevo quell'inferriata rosso fuoco, o sangue, che nelle Storie Maledette segnava la frontiera tra l'al di qua della società 'rispettabile' e l'al di là dei dannati. Una frontiera tra il bene e il male nell'immaginario collettivo. Una frontiera che Franca Leosini, con la sua umanità, spesso è riuscita ad attraversare.
Naturalmente, a conforto degli appassionati del noir non ho rinunciato all'idea di incontrare di persona Franca Leosini a Roma, dove risiede abitualmente.
Nel frattempo aspettiamo di goderci la seconda serie di Ombre sul Giallo, che andrà in onda da sabato 7 maggio su Raitre.


Franca Leosini, Laureata in Lettere Moderne, giornalista, approda in televisione dalla carta stampata.
Al culturale de "L'Espresso" ha firmato grandi inchieste e interviste. Memorabile la "scandalosa" intervista a Leonardo Sciascia, "Le zie di Sicilia", nel corso della quale lo scrittore ha espresso, per la prima volta, giudizi durissimi sul ruolo della donna nella formazione della cultura mafiosa, facendo risalire alla donna siciliana, la responsabilita' morale, addirittura la genesi stessa della mafia in Sicilia.

L'interesse per la figura e per il ruolo della donna nella societa' porta Franca Leosini a accettare la direzione del mensile "Cosmopolitan". Successivamente firma la "terza pagina" del quotidiano "Il Tempo", attenta sempre ai fenomeni evolutivi di costume, societa', cultura. Sempre per "Il Tempo", Franca Leosini, nella favolosa reggia di Amman, intervista Noor, la bellissima regina di Giordania, moglie di re Hussein.

In RAI, Franca Leosini approda nel 1988, firmando come autore le piu' grandi inchieste di "Telefono Giallo": dal celebre delitto attribuito alla "Circe" della Versilia, al giallo di Cairo Montenotte che ruota intorno alla fascinosa "mantide", Gigliola Guerinoni, fino ai misteri dell"Olgiata", con l'omicidio, a tutt'oggi senza colpevole, della bella contessa Alberica Filo della Torre.
Sempre su RaiTre conduce lo spazio dedicato al "noir" nella trasmissione "Parte Civile". Successivamente, in prima serata su RaiUno, conduce con Sandro Curzi "I grandi processi". E sono alcuni fra i piu' grandi processi della storia del crimine in Italia che Franca Leosini ricostruisce e commenta: il delitto Fenaroli, il delitto Graziosi, il delitto di Milena Sutter, il famigerato delitto Bebawi, e molti altri.

Dal 1994 Franca Leosini e' l'autore e conduce su RaiTre il programma Storie Maledette che, giunto oramai alla sua settima edizione, viene considerato un programma "cult" per gli appassionati del giallo. Con Franca Leosini, in esclusiva, hanno accettato di parlare gli autori delle vicende giudiziarie e umane che hanno maggiormente segnato l'opinione pubblica e l'hanno divisa nella passione del giudizio: da Pino Pelosi, l'assassino di Pasolini, a Angelo Izzo, uno dei "mostri" del Circeo, da Immacolata Cutolo, moglie del boss della Camorra a Fabio Savi, quello della "Uno Bianca", a Patrizia Reggiani Gucci, la fascinosa miliardaria signora, condannata a 26 anni come mandante dell'omicidio del marito, Maurizio Gucci.

Attualmente Franca Leosini e' ideatrice e conduttrice di un nuovo programma, che ha per titolo Ombre sul Giallo, sempre su Raitre.

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