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Chi
sono i “ladri di sogni”? Quale ruolo hanno giocato
nella definizione del nostro destino e di quello di un’intera
città? Si può fare qualcosa per fermarli e dire
basta?
A queste semplici quanto fondamentali domande, ha provato
a rispondere lo spettacolo teatrale scritto e diretto da Peppe
Cementano e Vincenzo de Falco, la cui prima si è avuta
giovedì 22 settembre alle ore 21 presso il Teatro Diana.
In occasione del ventennale della scomparsa del giornalista
de “Il Mattino” Giancarlo Siani, eliminato dalla
camorra per le sue inchieste “scomode” e “pericolose”
su determinati establishment e potentati (incentrate anche
sulla commistione fra politica e criminalità organizzata),
il duo creativo De Falco/Celentano (l’uno abile scrittore
di gialli, l’altro attore di straordinaria professionalità)
scoverchia il cuore nero di una Paternope incancrenita dallo
strapotere camorristico. Dapprima tracciando un excursus storico
denso di contributi musicali e filmati, all’interno
di un cimitero sotterraneo disseminato da teschi (scenografia
curata da Pierre Gratet), omaggio alla Napoli sotterranea
e a quell’entrata per gli Inferi di cui accennano sovente
le mitologie mediterranee. Poi mettendo in primo piano le
vicende e le testimonianze di coloro che furono alcune delle
tante vittime. Si parte da un dialogo tra un misterioso guardiano
di sogni (Celentano stesso) e un certo giornalista-professore
(Peppe Miale) di cui scopriremo l’identità, successivamente)
per poi assistere alla desolata parata di vittime che spesso
nulla avevano a che vedere con gli sporchi affari del crimine
organizzato e che, talvolta, si trovavano soltanto nel posto
sbagliato nel momento sbagliato (come nel caso della povera
Silvia Ruotolo).
La piece, divisa in due atti, è interpretata da una
galleria di convincenti interpreti (fra gli altri, una convincente
Gabriella Cerino nel ruolo drammaticamente simbolico della
“madre”) si rivolge ad un pubblico di giovanissimi
– in particolar modo a quelli delle scuole – e
paga nella seconda parte un briciolo di didascalia. Tuttavia
la sua efficacia e intensità rimane indiscutibile.
Ed il gioco fra atmosfere gotiche, denuncia sociale e climax
–con l’ausilio di musiche e canzoni (curate da
Fabrizio Romano) in grado di cogliere nel segno.
Come affermano le note di produzione, quest’opera “nasce
da una esigenza sentita e fortemente voluta dalla produzione:
far conoscere e riconoscere ai giovani, quegli errori che
sono parte integrante della nostra storia passata e recente.
Una storia che troppo spesso finisce per essere dimenticata,
assorbita da contingenze più attraenti e telegeniche.
La rappresentazione cerca di passare il testimone della consapevolezza
agli uomini e alle donne di domani, nella fondata speranza
che i sogni di cui sono stati derubati i protagonisti dello
spettacolo possono essere riportati in vita dai destinatari
del messaggio. “
Con questo spettacolo, la produzione e gli autori “collaborano
al progetto, orgogliosi di dare il loro contributo, seppur
minimo, al cammino verso la legalità che innanzitutto
è fatto di conoscenza. Il silenzio e l’ignoranza
sono i maggiori complici dell’accrescimento della violenza
e dei sistemi illegali dai quali i giovani rischiano di essere
adescati”
Fra le iniziative previste, l’allestimento di una mostra
permanente, in collaborazione con il quotidiano “Il
Mattino”, che metterà a disposizioni di tutti,
foto ed articoli sui personaggi e sugli avvenimenti che la
commedia narra, per ricostruire ed analizzare il fenomeno
camorra nella sua realtà storica ed attuale.
Fonte d’ispirazione e orientamento, indicata dagli stessi
autori, è inoltre quello splendido volume di Vittorio
Paliotti che è “La Storia della Camorra”.
In definitiva, “Ladri di sogni” è un’esperienza
da fare, uno di quei rari esempi di acuta riflessione unita
a del sano intrattenimento.
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