OMAGGIO A SIMENON

a cura di Luciana Scepi

 


Mercoledì 1° Novembre è stato presentato alla FNAC di Napoli il libro “Simenon, l’uomo nudo”, scritto da Giovanni Da Campo, Claudio G. Fava e Goffredo Fofi per la casa editrice “L’ancora del Mediterraneo”. Sono intervenuti Claudio G. Fava e Valerio Caprara.
Del libro si parlerà più diffusamente in altra sede. A noi interessa qui fare la cronaca di un evento di grande rilievo, sia perché l’oggetto della conversazione era uno scrittore molto amato, sia perché a parlarne erano due intellettuali di indiscutibile fascino oratorio come Fava e Caprara.
Valerio Caprara ha introdotto la conversazione dichiarando:“Fava è un personaggio talmente noto che mi sembra superfluo e quasi ridicolo presentarlo."
Ma prima di lasciare la parola all’illustre amico, Caprara ha voluito fare qualche commento sul libro oggetto dell’incontro.
Secondo il critico napoletano il merito maggiore di “Simenon, l’uomo nudo” è di fare entrare il lettore nel mondo di Simenon e nella vita dei suoi personaggi “per aumentare il piacere di chi legge o rilegge i suoi romanzi”.
Ha voluto poi chiarire che il titolo non deve predisporre a una curiosità maliziosa sulla vita, spesso trasgressiva, del celebre romanziere; ma vuole alludere alla sensibilità, alla malinconia, all’umanità che Simenon ha trasmesso ai suoi personaggi, purificando nella scrittura le sue esperienze di uomo.
Caprara ha infine ricordato che Simenon non amava particolarmente le trasposizioni cinematografiche dei suoi romanzi, che non consentivano di cogliere le sfumature, i suggerimenti, i particolari appena accennati, per arrivare autonomamente alla costruzione completa di una storia.

Possiamo chiudere qui –ha esordito sorridendo Claudio G. Fava- perché Caprara ha detto già tutto. Come nelle riunioni di condominio, abbiamo esaurito gli argomenti all’O.d.G. Vorrei però aggiungere che ho 75 anni e sono ormai noto solo a un pubblico diciamo maturo. Non mi dispiacerebbe dunque essere presentato a beneficio di una platea sempre più giovane, che ovviamente non mi conosce”.
L’incipit di Claudio G. Fava ci impone di presentarlo noi ai visitatori più giovani del nostro sito. Critico cinematografico e televisivo, ci ha rallegrato molte serate portando il contributo della sua arguzia a trasmissioni ‘colte’, che altrimenti avrebbero avuto scarsa audience. Egli ha fatto della leggerezza il veicolo di una cultura cinematografica e letteraria di grande spessore. Affabulatore nato, ha dimostrato anche nell’incontro alla FNAC che l’intelligenza non ha età e anzi col tempo, come il buon vino, migliora.
Ha raccontato come è nato il ‘mostro’, cioè “Simenon, l’uomo nudo” : “Fui invitato con Goffredo Fofi a chiudere la rassegna per l’anniversario della nascita di Simenon al ‘Bergamo film meeting’. Fofi apprezzava di Simenon solo i romanzi senza Maigret, io viceversa i romanzi con Maigret. Da questa diversità nacque un duetto improvvisato ma funzionante e da qui l’idea di scrivere un libro insieme”.
All’idea ha dato un contributo importante con la “Lettera aperta a Georges Simenon” Giovanni Da Campo, regista e collezionista di materiale simenoniano, da lui donato al Comune di Bergamo.
A proposito di collezionismo, forma estrema di amore per l’oggetto di desiderio, Fava ha ricordato un suo amico commercialista, genovese come lui : “Ha cinque stanze dedicate a Simenon, con riviste d’epoca e preziose prime edizioni, ordinate direttamente a Parigi. Tra l’altro colleziona anche macchine Laika. Ne ha una d’oro,appartenuta al Dalai Lama, che conserva in un caveau della sua banca e fa ammirare periodicamente in ‘visite guidate’”.
Con Maigret Fava ha un rapporto privilegiato, frutto di una lunga consuetudine, sia da lettore-spettatore che da critico.
Maigret è un uomo casto con moglie alsaziana. Di estrazione proletaria-piccolo borghese (il padre era l’intendente del conte di Saint Fiacre), passa con disinvoltura attraverso diversi ambienti. Vede ad esempio il dietro e il davanti dei grandi alberghi; il lusso degli ambienti decorativi frequentati dall’alta borghesia pretenziosa e, dietro, la fatica e la sporcizia di chi in quegli ambienti è costretto a servire. E riesce a saldare i due mondi, quando la vita di gente comune, così simile a lui, viene stravolta da vicende drammaticamente eccezionali”.

Claudio G. Fava ha analizzato il rapporto tra Simenon e Maigret, tra l’autore e il suo personaggio più amato dal pubblico . “Simenon, belga di lingua francese con madre fiamminga, scrive come un pazzo per 15 anni prima di approdare al successo; e intanto fa l’amore con moltissime donne, comprese –ha dichiarato lui stesso- 8OOO professioniste, ossessionato dal sesso. Ha avuto due mogli, un rapporto morboso con la figlia, relazioni con donne famose (J. Baker) e del proletariato, come la servetta-amante che lo chiamava ‘Mon petit monsieur’. Maigret al contrario è il marito fedele, il poliziotto comprensivo e indulgente che capisce le debolezze dei suoi simili, senza però mai dimenticare di essere un uomo d’ordine che ha scelto di stare dalla parte della giustizia”.
Per chi avrebbe votato?, si è chiesto maliziosamente Fava, che però ha risolto l’apparente antitesi tra Simenon e Maigret.
Dietro Simenon –ha affermato- c’è una lunga tradizione di storia francese. Egli ha visto una Francia proletaria e piccolo borghese partorire, nel bene e nel male, la Francia di oggi. E’ entrato nelle arterie di questo universo complesso e ne ha dato con Maigret la visione più limpida”.
Ci piace concludere questa cronaca con un aneddoto raccontato da Fava : “Andrè Gide negli anni 3O/4° decideva cosa Gallimart, la più grande casa editrice francese, dovesse pubblicare. Fu lui a proporre Simenon, dicendo ‘è il più grande scrittore di lingua francese’. Simenon apprezzò molto il giudizio del Maestro, ma confessò di non essere mai riuscito a leggere fino in fondo le opere di Gide”.

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