FOCUS ON…COLORADO NOIR
Un anno di attività 100 mila copie vendute, un film prodotto, 6 romanzi pubblicati, e per il 2006….
A cura di Colorado noir & redazione Napolinoir

 

Nel 2004 è approdata in libreria una nuova collana editoriale: Colorado Noir. Un gruppo di appassionati sono alla base dell'iniziativa: il produttore Maurizio Totti, il regista Gabriele Salvatores, lo scrittore, giornalista, editor Sandrone Dazieri e il direttore di Noir in festival di Courmayeur Giorgio Gosetti
Indossati gli impermeabili di rito questa squadra di investigatori ha cominciato a frequentare luoghi dove affiorassero il mistero e l'intrigo per andare a scovare nuovi autori di gialli e polizieschi. Una ricerca attenta e meticolosa con la precisa intenzione di pubblicare i loro lavori per creare un cortocircuito tra letteratura noir e cinema. Il noir quindi come racconto della parte oscura, capace di illuminare con una nuova luce la nostra realtà. Una luce che potrebbe diventare quella di un proiettore cinematografico.
In questi due anni la ColoradoNoir ha pubblicato 6 romanzi: “Quo vadis Baby” di Grazia Verasani, “Let it be” di Paolo Grugni, “Un gioco da ragazze” di Andrea Cotti, Hollywood Palermo di Piergiorgio di Cara, “Questo è il mio sangue” di Matteo Bortolotti, come edizione speciale ha pubblicato anche “La scala di Dioniso” di Luca Di Fulvio.
La ColoradoNoir/Coloradofilm nel 2005 ha co-prodotto con Medusa il film “Quo vadis Baby” per la regia di Gabriele Salvatores.
Per il 2006 Colorado Noir, oltre a nuovi romanzi come “Pizza con Crauti” del giornalista e scrittore Roberto Giardina, riserva molte sorprese…..

Davvero calzanti risultano le parole di Gabriele Salvatores:
Credo che il noir come genere sia nato con una connotazione fortemente realistica, in quegli anni in cui il realismo aveva un’importanza fondamentale anche in politica, mentre in questi anni si sia trasformato approdando nella deformazione, nella non normalità.
Oggi il noir è il genere letterario più titolato a raccontare la realtà in cui viviamo che è fortemente anormale, ossessiva, illegale: è uno sguardo deviato e per un regista la prima cosa da fare è cercare lo sguardo, “lo sguardo nero”. Questo è uno dei motivi per cui abbiamo fondato con entusiasmo la Colorado Noir.


A queste dichiarazioni si aggiungono quelle di Maurizio Totti:

È stato lo scorso anno a Courmayeur che mi è venuta l’idea di creare la Colorado Noir. L’iniziativa mi è stata suggerita dal vedere nella stessa sala scrittori e responsabili dell’industria editoriale, registi e produttori, impegnati a dibattere storie e contenuti che potrebbero transitare dalla carta stampata alla pellicola con un forte interesse reciproco: far "cortocircuitare" storie, temi e personaggi contenuti nei libri noir e la mia casa di produzione cinematografica, perennemente affamata di storie, temi, caratteri (specialmente se originali).
La particolarità e l’esperienza della Colorado nel campo della produzione mi permette, con l’ottimismo che deve caratterizzare ogni nuova impresa, di affrontare questa scommessa in un ambito solo apparentemente distante. Perché, in fondo, il pubblico che compra i libri è grosso modo lo stesso che va al cinema e il noir si presta in modo particolare alla trasposizione cinematografica.
La gestione dei diritti (obiettivo chiaro e dichiarato) da parte della Colorado aumenta decisamente le probabilità che un libro arrivi al cinema o alla fiction televisiva.
I compagni di avventura che entusiasticamente hanno aderito al progetto sono per natura e per esperienza professionale i più adatti ad aiutarmi nella scelta dei libri da pubblicare, cercando di coniugare originalità e qualità delle storie con il loro appeal cinematografico.
Forse si può tentare di capovolgere il luogo comune che da un buon libro non si possa fare un bel film. Mi sembra che “Io non ho paura” sia prova del contrario ed il nostro intento è di continuare sulla stessa strada.


Precisa quindi Sandrone Dazieri:

In Italia, a un certo punto, la letteratura “alta”, la scrittura d’accademia, si era ritirata nel guscio. Dopo i decenni dell’impegno civile, dopo gli “scritti corsar”i, dopo “la Califfa” e “ il Giorno della Civetta”, i letterati avevano deciso che il loro ombelico era più interessante del resto del mondo. Era tornato di moda il romanzo intimista, si scriveva d’amore cortese e sentimenti, di corna, di alta società, di suicidi e sesso.
Per fortuna sono arrivati gli scrittori noir. Una nuova generazione intenzionata a raccontare il proprio Paese, i suoi misteri, quello che accade lontano dalla storia ufficiale. Che i giornali trattano in modo confuso e distaccato, che gli scrittori d’oltreoceano non conoscono e che i poeti e le avanguardie non hanno voglia di vedere. Argomenti sporchi, fatti di sangue e lacrime. Il loro sguardo che seziona il mondo all’altezza del marciapiede, che indaga i meccanismi del crimine, della violenza, dello sfruttamento, è diventato uno strumento essenziale per la nostra comprensione del presente.
Uno sguardo noir.
Per questo, oggi, ricercare nuovi talenti capaci di parlare la lingua “noir” nei libri, al cinema, e in televisione, è così importante.


Conclude quindi Giorgio Gosetti:
Per chi come me ha imparato negli anni, e grazie all'intelligenza di tanti compagni di viaggio, a cercare storie, artisti, temi nel grande mare della letteratura e del cinema di genere, la sfida di esporsi in prima persona nelle scelte, nella ricerca, nella dichiarazione dei propri punti di vista, era solo una questione di tempo.
Cosa cercare: autori veri con storie reali e personaggi che restino nella memoria; vicende che abbiano forti radici nel mondo in cui viviamo, senza la pretesa di essere la lente d'ingrandimento del disagio contemporaneo; spunti e motivi capaci di atttrarre la passione a la curiosità di chi racconta con le immagini senza correre l'eterno rischio di "pensare per immagini" una pagina scritta sul foglio; con la necessaria pazienza aprire nuove finestre nel panorama che già conosciamo del noir internazionale; recuperare autori e storie che ci sono passati accanto, che abbiamo amato e che il grande pubblico non ha magari potuto apprezzare.
Una volta di più mi sento "prestato" a un mestiere che imparo a conoscere grazie a persone e professionalità di cui ho personale stima come Sandrone Dazieri, Gabriele Salvatores, Maurizio Totti. Altri si aggiungeranno a questa piccola pattuglia, ma per tutti credo valga e varrà un unico tratto comune: la curiosità, la passione, il desiderio della scoperta.
So già che, andando a cercare, troveremo tesori che qualcuno amerà di più e qualcun altro di meno. Ma sento che proprio lo scambio delle esperienze, dei punti di vista e della competenza potrà offrirci un panorama più vasto e articolato. Non credo che "Colorado Noir" rivoluzioni gli equilibri del noir italiano; mi intriga però il valore "meticcio" della sua proposta, il suo programmatico desiderio di frequentare le "pratiche basse" della creazione.
E soprattutto mi affascina l'idea di un viaggio collettivo a cui tutti sono invitati.

Al termine di tali autorevoli indicazioni, non ci resta che invitarvi a visitare il sito www.coloradonoir.it

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