
ANTONELLA CILENTO E LA SCRITTURA DI NECESSITA'
a cura di Luciana Scepi
Antonella
Cilento è una che ce l'ha fatta. Nel senso che,
a poco più di trenta anni, ha raggiunto notorietà
a livello nazionale nel campo della narrativa. E non solo.
I suoi romanzi, tra cui ricordiamo "Il
cielo capovolto" (Avagliano 2OOO ) e "Una
lunga notte" (Guanda 2OO2 ), hanno vinto premi
prestigiosi.
Inoltre ha fondato e conduce la scuola di scrittura "Lalineascritta"
e tiene laboratori di scrittura in tutta Italia. Ha scritto
anche numerosi testi per il teatro.
Recentemente Guanda ha pubblicato la sua ultima fatica: "Neronapoletano".
Abbiamo letto il romanzo e sia il suo contenuto che un titolo
per noi familiare ci hanno indotto a chiedere all'autrice
una intervista, che ci è stata gentilmente concessa.
Il colloquio che qui riportiamo si è svolto alla presenza,
rispettosamente curiosa, di due simpatici gatti.
D.: "Poichè NapoliNoir
ha dedicato una sezione agli aspiranti scrittori di mistery,
ci sembra opportuno domandarti, come scrittrice e insegnante
di scrittura, cosa consigli a un talento sconosciuto per approdare
alla "visibilità", in parole povere per trovare
un editore che lo legga e lo promuova."
R.: "E' indispensabile
verificare che questo talento esista, perché oggi scrivere
è una malattia diffusa. Molto meno, purtroppo, leggere.
C'è una sostanziale differenza tra la scrittura 'di
necessità' e quella di ambizione. Solo la prima, attraverso
percorsi lunghi e faticosi, è quella vincente. Gli
aspiranti scrittori hanno poche strade; una è quella
di mandare i loro racconti a riviste di peso e significato
come Addictions e Pulp stories. Poi possono frequentare corsi
di scrittura, per confrontarsi con studenti e docenti. Infine
devono rivolgersi all'Editore giusto e, possibilmente, trovare
la presentazione giusta.
(N.d.R.: a tale scopo è utile il volume "L'autore
in cerca di editore" di M.G. Cocchetti, Editrice Bibliografica).
D.: "Napoli è presente
da tempo nella tradizione culturale. Da Serao a Ortese, a
Rea etc. scrittori 'alti' hanno indagato negli aspetti più
oscuri e inquietanti della città. Cosa, secondo te,
Napoli può ancora offrire, che non sia già detto
o scontato, a chi voglia raccontarla?"
R.: "Su Napoli ho scritto
il libro "Non è il paradiso" (Sironi 2OO3).
Napoli è una miniera di storie caratteristiche, in
gran parte negative, che attraggono gli scrittori. Tuttavia
non mi piace che uno scrittore nato a Napoli sia considerato
'napoletano' prima che scrittore. Basta con l'identità
di Napoli che preesiste alla qualità! E' vero che Napoli
à stata raccontata da scrittori 'alti',ma Rea ad esempio
ha toccato anche registri popolari. Vorrei ricordare che nel
Decameron di Boccaccio c'è una novella, "Andreuccio
da Perugia", ambientata in una Napoli da noir. Comunque
Napoli resta una città da raccontare, purché
non si cada nell'oleografia del paesaggio o della malavita."
D.: "Secondo un'opinione
condivisa da molti, il genere noir è quello che oggi
meglio rappresenta la realtà dura e violenta delle
nostre città. Sei d'accordo?"
R.: "Questa mi sembra francamente
un'ovvietà o meglio un discorso editoriale, perché
oggi il genere noir è vincente. Ma anche Eugène
Sue ebbe a suo tempo molto successo scrivendo I misteri di
Parigi. Comunque à sempre meglio evitare le etichette,
spesso dovute a carenze in ambito critico."
D.: "Consideri Neronapoletano
un'opera legata al noir? In quale misura?"
R.: "In minima parte. Il
romanzo è una forma composita, ibrida che contiene
una serie di generi, anche il noir. In questo senso Neronapoletano
presenta alcuni tratti di noir, ma non vi è violenza
esplicita e poi prevalgono altri aspetti, come quello esoterico."
D.: "Elide Sorano, che
si muove tra passato e presente, riflette un tuo personale
'sentimento' del tempo?"
R.: "Sì, certo,
in Elide c'è una parte di me. La sensazione di un tempo
che ha perso i confini, per cui sembra di vivere in un eterno
presente, è mia prima che del personaggio. In certi
luoghi, come ad esempio ad Ercolano, il passato non passa;
c'è in me, come in molti, il sentimento 'biologico'
di appartenere a certi luoghi."
D.: "Tra i misteri di Napoli
quale o quali ti 'intrigano' di più?"
R.: "Più che episodi
noti,come quelli di Raimondo di Sangro o Maria D'Avalos, m'interessano
le sensazioni di una Napoli del mistero: le avverto entrando
in un cortile o salendo su una scala non accessibile, o ancora
nella biblioteca di San Lorenzo Maggiore o sul tetto di San
Gaetano, ma anche osservando dei particolari comuni. Napoli
conserva con grande naturalezza dei posti dimenticati e quando
li scopri hai l'impressione che custodiscano segreti. Napoli
andrebbe guardata dall'alto, mentre noi siamo abituati ad
osservarla dal basso,per cui non vediamo le sue innumerevoli
sorprese."
D.: "In Neronapoletano
tu riporti gli Atti di famiglia del Vicerè don Luis
Francisco de la Cerda in un linguaggio secentesco realistico
ed efficace E' opera tua?"
R.: "Sì Nel mio
romanzo precedente ho usato per tutto il libro questo 'pastiche'
linguistico. Sarebbe stato impossibile ricostruire alla lettera
la lingua del Seicento, così pesante e ridondante.
E dunque, con un lavoro paziente ma anche appassionato, ho
costruito una lingua che riuscisse a dare l'atmosfera dell'epoca,
ricorrendo ad antichizzazioni,usando espressioni dei testi
della Nuova Compagnia di canto popolare e talvolta inventando."
D.: "Progetti per il futuro?"
R.: "Ho in fase di elaborazione
due romanzi: uno scritto a venti anni, ambientato nel castello
di Baia, che giunse in finale al Premio Calvino e un altro,
nuovo, sulla famiglia. Inoltre ripropongo con Rosaria Maglio
uno stage estivo di scrittura creativa, che si terrà
a Settembre nella bellissima cornice di Ischia."
Nel salutare Antonella Cilento (e i suoi gatti) le strappiamo
la promessa di scrivere in autunno un contributo per il sito
NapoliNoir, magari sulla Napoli del mistero.
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